Whisky: che cos’è e come viene prodotta questa pregiata bevanda

Tra le bevande di maggior pregio, ma anche più antiche, in tutto il mondo, troviamo senza ombra di dubbio il whisky. Stiamo facendo riferimento, com’è facile intuire, a un superalcolico tradizionale, una vera e propria chicca per tutti coloro che hanno una passione sconfinata per i liquori.

Gustare un bicchierino di whisky al termine di lunga e dura giornata, magari in compagnia di amici oppure della propria dolce metà, è sempre un piacere. In pochi sanno, però, che dietro alla produzione di whisky c’è un lavoro importante, frutto di una grande tradizione, che porta alla creazione di una bevanda in cui emergono diversi sapori e aromi.

In commercio si possono trovare numerose tipologie di questa bevanda: i whisky scozzesi Johnnie Walker sono indubbiamente tra i più apprezzati, ma la gamma di scelta è così ampia e variegata che diventa anche difficile capire verso quale tipo indirizzarsi. Ecco, quindi, una serie di consigli che possono tornare molto utili in fase di acquisto.

Cosa cambia tra whisky e bourbon

C’è un aspetto molto interessante che merita di essere chiarito, dal momento che può fornire indicazioni molto utili in fase di scelta. Ovvero, quale sia la differenza tra whisky e bourbon. La prima bevanda viene ottenuta dal processo di distillazione che ha come base l’orzo, mentre nel secondo caso si tratta di una bevanda che si ricava da segale, mais e ulteriori cereali di grano.

Cosa cambia? In sostanza, l’aspetto che fa la differenza è rappresentato dal sapore. Il whisky, infatti, si caratterizza per avere un sapore molto più intenso di legno e torba, senz’altro da ricollegare al sistema di produzione che è stato adottato mentre il bourbon ha certamente delle note molto più dolci. Non solo, dal momento che per poter far rientrare un liquore nella categoria dei whisky, è necessario che soddisfi dei requisiti ben precisi. In primo luogo, deve rimanere per almeno un triennio all’interno di botti di legno di quercia bianca, mentre il bourbon non ha alcun obbligo in tal senso, ma in generale viene fatto invecchiare all’interno di botti di quercia carbonizzata. Il whisky ha delle note più affumicate, mentre il bourbon tende ad avere sfumature più dolci, con sentori di vaniglia e miele.

La produzione del whisky

Un aspetto molto interessante che può dare una mano a capire di più questa bevanda è il processo di produzione che sta alle spalle. Il processo è quello della distillazione ed è arrivato ai giorni nostri grazie a una tradizione veramente centenaria.

La prima cosa da fare in questo processo produttivo è legata alla scelta della miglior qualità possibile di orzo. Successivamente, questo cereale viene completamente immerso nell’acqua e maltato per fare in modo di stimolare la fase della germinazione. Dopo che sono comparsi i germogli, ecco che l’orzo subisce una fase di cottura nel forno, in maniera tale che si possa seccare prima di procedere con la macinazione. Dopo che è stato seccato, ecco che viene macinato e poi miscelato con l’acqua calda, pronto per la fase di macerazione.

Il risultato di tale attività di macerazione viene conservato all’interno di serbatoi particolarmente grandi, in cui si svolge la fermentazione. Al composto si aggiunge il lievito e, successivamente, si attende che gli zuccheri, tramite il processo di fermentazione, possano provvedere alla produzione dell’alcol. Questo tipo di mosto fermentato, poi, viene appositamente riscaldato all’interno di specifici alambicchi. Il liquido che si caratterizza per la migliore qualità possibile viene raccolto e poi conservato all’interno di botti di quercia bianca, dove subisce la fase di invecchiamento. Una volta terminata la durata prevista, che deve essere almeno di tre anni come abbiamo visto in precedenza, ecco che si può estrarre il whisky e poi ancora sottoporlo alla distillazione.